Li incontri allo sportello della banca mentre con un italiano improbabile cercano di spiegare
le proprie ragioni all'incaricato di turno.
Quando discutono con gli insegnanti del rendimento scolastico dei propri figli, dando sfoggio
di tutta la loro migliore dialettica, si lamentano della svogliatezza dei giovani d'oggi
e, mettendosi sullo stesso piano dei professori, lasciano sottindendere di aver avuto un
passato scolastico glorioso.
Sono inconfondibili quando si sforzano di descrivere i propri
malanni al medico e storpiano il nome dei farmaci che hanno assunto in passato, oppure quando
dal commercialista inventano nuove parole per esprimere il proprio disappunto sulle tasse e ne
approfittano anche per spiegare qual è l'attuale situazione finanziaria.
A volte, senza volerlo, ti capita di sentirli mentre fra di loro parlano di politica;
fanno a gara per dimostrare di conoscere termini complicati e, quando a qualcuno ne viene in
mente uno che gli sembra particolarmente pertinente, con una sorta di autocompiacimento
continua a ripeterlo con insistenza, con la pretesa che quel vocabolo sia la parola chiave
che da sola spiega tutto e risolve la contesa: "ti ho detto che è solo una questione di
QUERENZA !".
Sono simpatici ma hanno una cadenza dialettale talmente pesante che sembra che persino l'alito
ne risenta.
Come forse avrete capito stiamo parlando di tutti quei personaggi che
abitualmente parlano in dialetto, ma che, in alcune circostanze, si trovano nella necessità
di esprimersi in italiano.
Allora è l'occasione per inventare neologismi fantasiosi
e per trasportare nella lingua italiana espressioni tipiche del dialetto.
Questa operazione
è così sistematica che alcune di queste espressioni, spesso quelle che più possono adattarsi
all'italiano o le più colorite, hanno un gran successo e vengono ripetute quotidianamente
non solo dai loro "inventori" ma anche da persone "innocenti" che hanno solo la colpa di
essere un po' disattente oppure di ignorare l'origine di quelle parole.
Ne viene fuori una sorta di lingua di mezzo che prima o poi viene visitata da tutti, ma
proprio tutti.
A Martina, come in tanti altri posti, questo fenomeno è diffusissimo.
Vi presentiamo un brano (che tra l'altro può essere considerato uno scorcio di vita tipica
martinese) in cui potrete capire meglio a cosa ci riferiamo e, se tra i
nostri lettori c'è qualcuno di Martina, potrà testimoniare che a tutti è capitato
inavvertitamente almeno una volta di attingere qualcosa da questa lingua intermedia senza
nemmeno pensarci.
Daltro canto, come si suol dire: chi è senza peccato scagli la prima
pietra.
Anzi,... il primo mazzacane.
Le cignate
(clicca sul link)
per una migliore visione si consiglia di vedere la pagina a schermo intero: premete F11 (per MIExplorer)

P.S.: il "mazzacane" è un sasso di una certa dimensione (forse il nome deriva dal fatto che scagliato
contro un cane può anche ammazzarlo)
P.P.S.: non è una battuta
Giuseppe Di Santo