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CEGLIE MESSAPICO
  Preistoria
Ceglie post-messapica
Specchie
Il problema agricolo
Messapi
Attrattive turistiche
 
 
Importante città dell'antica Messapia, conserva notevoli monumenti:parte delle antiche mura messapiche e, di epoca più recente, la Chiesa Matrice del XVI sec. riedificata nel XVIII sec ,il castello innalzato da Fabrizio Sanseverino (XV sec.), munito di torri cilindriche, con affreschi del XVII sec.
Affreschi di scuola bizantina sono conservati nella chiesa di Sant'Angelo (XIV sec.).
L'economia è basata sull'agricoltura (produzione di frutta, vino, olio e cereali) e sull'industria olearia e la tintoria (lana).
Nonostante la scarsità di notizie storiche, il centro doveva essere anticamente importante, data l'abbondanza di rinvenimenti archeologici.
L'abitato era su un colle cinto di mura, di cui restano alcuni tratti noti con il nome di "paretone". La maggior parte del materiale ritrovato risale ai secc. IV-III a.C. e comprende vasi apuli, vasi del tipo Gnathia, lucerne e fibule, ora divisi tra il Museo provinciale di Brindisi e il Museo nazionale di Taranto.

Al turista in transito per le aspre campagne cegliesi restano, forse, fuor di mente le epiche vicende di cui esse furono protagoniste in un passato più che remoto, rimasto discosto dalla memoria dell'uomo e dalla stessa storia. Chi nei tempi passati ha esaltato le gesta dei Messapi di cui attualmente si gloria, con l'aggettivazione, la denominazione della città non ha ardito sospingere l'indagine di là dal periodo che vide quella valorosa schiatta dominatrice, spesso incontrastata, della vasta fascia di terra estendendosi sino a Otranto.
Sta di fatto che il territorio di Ceglie,come quello di Taranto, è stato calcato dall'uomo sin da tempi antichissimi, di molto antecedenti la guerra di Troia. Ce ne dà memoria Ateneo allorchè asserisce che già nel XIII secolo a.C. esistevano rovine di città composte da edifici colossali, popolate da uomini-giganti, che Giove volle distruggere per punire gli abitanti ormai corrotti dai vizi e dalle turpitudini.
Una di queste città va raffigurata proprio in Ceglie nel cui territorio sono stati rinvenuti non pochi documenti attestanti la presenza umana e costruzioni che vanno collocate nel periodo neolitico.
Risalgono a quest'età, infatti, le numerose "specchie"; che di frequente si intravedono nel circondario.
In una di esse, per di più, ubicata in contrada San Pietro (ove alcuni collocano l'esistenza dell'antica Rudie), è stato rinvenuto uno scheletro umano le cui caratteristiche (quelle del cranio in particolare) hanno addirittura ricordato a qualcuno il racconto di Ateneo sugli "uomini-giganti".
Le "specchie", quindi, ed alcuni oggetti dell'età del bronzo, costituiscono per ora il solo punto di partenza delle indagini circa le origini della città e del suo evolversi.
Resta utile, peraltro, precisare che tali "specchie" consistono in costruzioni di pietra, a forma tronco-conica, molto simili ai "trulli". A differenza di questi, però, esse hanno il vertice mozzo, mutilazione che dà l'idea di una presa d'aria.
A cosa servissero le specchie, gli studiosi più appassionati non hanno ancora potuto stabilirlo in maniera chiara ed inequivocabile.
C'è chi ritiene che anticamente venissero costruite per ospitare le salme degli uomini più in vista dell'epoca.
Altri invece, risalendo all'etimologia del nome, asseriscono trattarsi di antichi posti di osservazione dai quali, con fuochi e gigantesche fumate, venivano indicate la presenza e le manovre del nemico.
Non manca, infine, chi sostiene che esse siano state costruite dai Romani in occasione della ripartizione delle terre ai coloni, per delimitare gli appezzamenti di terreno.
Il territorio di Ceglie, quindi, si ripopolò allorchè i Messapi si attestarono nell'Italia Meridionale.
Quanto alla data, la costruzione della città sfugge ad ogni elemento di esatta valutazione.
Si suppone che essa sia avvenuta dopo Oria, dato che i Messapi, nel loro espandersi, si portarono da sud verso nord.
Il fatto che Ceglie sia stata costruita, alla maniera di Oria, su una collina (che oggi misura l'altezza di 303 m.), sta a confermare la finalità strategica che i Messapi facevano prevalere su ogni altro fattore nel fondare qualsiasi centro abitato.
A lume di logica siamo portati a pensare che la città abbia dato man forte a Oria, che costituiva la capitale dei Messapi, allorchè questa dovè rintuzzare le mire espansionistiche dei Tarantini.
Ceglie, inoltre, avrà indubbiamente fatto parte dell'alleanza stipulata tra Messapi e Tarantini per far fronte ai Romani le cui conquiste minacciavano i loro confini.
Dell'antica civiltà cegliese, comunque, ci restano chiare testimonianze quali vasi di pregevolissima fattura, monete, corazze, elmi, lance, piccole statue e molte iscrizioni che hanno formato oggetto di approfonditi studi da parte di eminenti archeologi.
I motivi decorativi e le immagini ricorrenti su tali oggetti, peraltro rivelano la predilezione per l'agricoltura ed il culto per Giove, Pallade ed Ercole.
Ciò costituisce un fatto di notevole valore etnografico in quanto ci dà la certezza di trovarci dinanzi ad un popolo che, pur attraverso il turbine delle vicende storiche susseguitesi, è rimasto ancorato all'attività tradizionale conservando le caratteristiche sociologioche originarie.
Le scoperte archeologiche effettuate in Ceglie e nel suo territorio hanno richiamato l'attenzione di parecchi studiosi stranieri, di cui citiamo il Mommsen ed il Ponofka, ed è un vero peccato che vasi di valore artistico inestimabile come quello raffigurante, nei suoi caratteri decorativi, la lotta dei Messapi contro Diomede, siano andati a finire in musei stranieri.
Sottomessa al potere di Roma, Ceglie Messapico ha seguito le vicende degli altri popoli che con i Romani condivisero i fasti e le avversità.
Dopo la caduta dell'impero Romano, la città vide l'avvicendarsi di Goti, Longobardi, Visigoti e Bizantini.
Con l'avvento dei Saraceni essa fu ripetutamente devastata e poi distrutta.
Riedificata dai superstiti che avevano trovato scampo nella campagna, Ceglie passò a far parte del feudo di Taranto finchè non fu eretta a Ducato.
I moti risorgimentali trovarono la città aperta alle nuove prospettive di rinnovamento politico, civile, sociale ed economico.
Si verificò, quindi, una larga presa di coscienza dei problemi inerenti l'unificazione nazionale, cosa che costituì la più valida premessa del sostanziale rinnovamento della città e della sua popolazione.
La breve indagine retrospettiva qui compiuta ci dà la testimonianza di un passato denso di eventi che ha inciso profondamente lo spirito dei Cegliesi per molti aspetti provato da sofferenze di ordine sociale, economico e politico.
Ad aggravare la situazione è intervenuto il fenomeno della eccessiva proliferazione sicchè in attuazione della liberalità susseguita al sistema feudale, il frazionamento terriero ha spezzettato la "proprietà" al punto da fare del contadino un elemento appena autosufficiente e, quindi, affatto produttivo ai fini della incentivazione dell'economia della collettività.
Abbiamo, perciò assistito all'esodo del "contado" verso altre zone più promettenti, quali l'agro di San Michele Salentino e della contrada Sardella compresa nel triangolo Latiano-San Michele-Francavilla Fontana (esodo che aveva cominciato a manifestarsi già sul finire dell'anno 1700).
Alla preminente attività agricola che si svolge in terreni prevalentemente pietrosi e da cui l'uomo, non potendo avvalersi dei mezzi meccanici,è costretto a trarre i prodotti "col sudore della propria fronte", si associa la pastorizia e l'artigianato.
In sostanza, una economia povera che non lascia margini per l'attuazione di iniziative più redditizie.
I cegliesi, però, guardano lontano ed hanno fiducia che, con l'industrializzazione del capologuo, saranno risolti tutti quei problemi di ordine economico e sociale che sino ad oggi hanno angustiato la loro vita.
Se questo costituisce l'importante aspetto storico, politico, sociale ed economico di Ceglie Messapica, non possiamo non accennare al fattore turistico che sta creando un crescente interesse nei confronti della città e del suo circondario.
Il centro urbano conserva, pressochè intatto il "borgo" medioevale con la Chiesa Madre la cui costruzione risale al 1521.
Molto interessante è la Chiesa di San Gioacchino con pianta a forma di croce greca.
Avanzi delle diverse civiltà si notano un pò ovunque, considerato che la città si eleva sull'antica acropoli messapica di Caelia o Caelium.
La maggiore attrattiva, però, è costituita dalle grotte di Montevicoli, nell'omonima contrada, ricche di suggestivi fenomeni carsici.
E'qui che annualmente viene allestito un artistico Presepe e, a Pasqua, si rinnova, in uno stupendo scenario, la Passione e la Resurrezione di Gesù Cristo.
In contrada San Pietro, invece, si ammirano avanzi di una civiltà antichissima che, come abbiamo accennato, trova non poche affinità con l'età del bronzo.
Altra caratteristica del circondario è costituita dal paesaggio dei trulli che si estende, in una varietà di colori, a perdita d'occhio in direzione di Ostuni, Martina Franca, Villa Castelli, Francavilla, che sono i magiori centri limitrofi.
Una città da vedere e da scoprire, quindi, dato che alla ricchezza del suo passato Ceglie associa tradizioni e note di folklore di rara bellezza.

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