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Come per la gran parte dei centri urbani in Puglia, le
origini di Fasano si confondono con il buio dei secoli. Legate ad esse sono non poche
leggende affascinanti che, però, ai fini delle ricerche storiche, si riducono in sterili
parti della fantasia popolare. L'appassionata indagine di non pochi studiosi italiani
e stranieri, richiamati nella zona dai resti di Egnazia, peraltro, non è riuscita a stabilire
un preciso punto di partenza, data, soprattutto l'inesistenza di materiale archeologico
e di altri documenti storici. Probabilmente l'origine di Fasano va collocata intorno
al 1000, allorchè esigenze di ordine economico e sociale indussero i feudatari a costruire
o ricostruire, nelle fertili contrade di Puglia, i cosiddetti "casali", analogamente
a quanto accadde per altre città pugliesi. Tale supposizione è confortata anche dalle
caratteristiche topografiche e architettoniche della parte antica della città.
A convalida di detta tesi, ci viene incontro una "Cartula donationis" del 1009, documento
che attesta la donazione di un appezzamento di terreno "in loco Fajano" fatta da Maraldo
di Monopoli al diacono e notaio Falco. La qual cosa sta ad attestare che il casale
costruito subito dopo assunse il nome della zona in cui sorse. E qui riteniamo opportuno
soffermarci al fine di indagare sulla derivazione del nome stesso che, attribuito alla
contrada, e successivamente al casale, è stato conservato ancor oggi al centro abitato
divenuto, ormai, ridente cittadina. Come sempre avviene in questi frangenti, le supposizioni
sono svariate e, spesso, incocilianti: tradizioni e studiosi sembrano cimentarsi
nell'appassionata ricerca al fine di imporre la propria tesi. Secondo vecchi convincimenti
popolari, infatti, il nome di Fasano deriverebbe dal termine dialettale "faso" (colombo
selvatico) in considerazione del fatto che in tempi remotissimi la zona costituiva un richiamo
per i fasi a causa di un acquitrino ove gli uccelli che popolavano le boscose colline
delle Murge si portavano ad abbeverarsi. Per il prof.Angelo Custodero il termine "faso"
deriverebbe dal termine "fàssa" non significando, però, fagiano, rarissimo in questi posti,
bensì uccello del tutto simile al piccione. Supposizione, questa, che trova riscontro
nello stemma della città riproducente, appunto, un faso. Piuttosto incoerente, invece,
ci pare la tesi del Perrotti secondo cui il nome della città sarebbe legata al "faggio",
pianta addirittura inesistente nella zona e che riteniamo non sia mai esistita qui nonostante
le metamorfosi subite dall'ambiente nel suo complesso. Sta di fatto che l'appellativo
ha avuto non poche varianti nel corso dei secoli: Fajano, Fasciano, Fagiano, Faxano, Fachano
, Fasianus, Phasianus, Fogianus (quest'ultimo, evidentemente, dal termine "foggia" che in
gergo locale sta a significare conca di acqua piovana), per cui riesce ben difficile
stabilire l'esatta derivazione e individuarne un accettabile significato. Quanto alla
storia, ci limiteremo a dire che le vicende di cui la cittadina fu protagonista si identificano,
pressochè, con quelle vissute dalle principali città della regione. Fasano, perciò, come
tante altre, fu succube dei feudatari, della dominazione spagnola e delle frequenti invasioni
dei Saraceni che fronteggiò con epico valore. Da modesto casale, quindi, man mano aumentò
in estensione e nel numero degli abitanti sicchè, nel volgere del XVIII secolo, potè contare
ben settemila abitanti e costituire un importante centro, ricco di attività commerciali e
culturalmente avanzato. Fu questa l'epoca che vide Fasano protagonista di vicende
memorabili in ordine al nuovo assetto politico dell'Italia meridionale.
Fedeli al governo borbonico, i Fasanesi non vollero saperne della Repubblica Partenopea
vagheggiata da Ignazio Ciaia sicchè, quando si trattò di innalzare l'albero della libertà,
essi insorsero contro i paladini delle nuove idee e diedero fuoco alle abitazioni dei
repubblicani. In seguito alle alterne affermazioni ora dei realisti, ora dei repubblicani,
si succedono le vendette, e la città paga, così, il primo tributo di sangue per una causa
che costituirà la premessa di quel movimento risorgimentale che porterà tanti benemeriti
cittadini a sacrificare la propria vita per il compimento dell'unità nazionale.
Vediamo, così, costituirsi in Fasano, ad opera di Giuseppe Perrini, una vendita
carbonara detta "Figli di Focione"; poi ancora "la Giovane Italia", organizzata da Don Sante
Conte e, infine, partecipare i Fasanesi alle imprese garibaldine e ai "comitati d'insurrezione"
che daranno loro il crisma dell'eroismo per l'unità, la libertà e l'indipendenza della Patria.
Fasano, frattanto, aveva avuto piena coscienza dell'eroica morte di uno dei suoi figli migliori,
assurto a figura di primo piano nella storia del Mezzogiorno e dell'Italia tutta.
Ci riferiamo a Ignazio Ciaia (1766-1799) che, fervente repubblicano, immolò la propria vita
combattendo il dispotismo borbonico. A Ignazio Ciaia fanno corona altri uomini che per
diverse virtù conferiscono lustro alla Cittadina. Ricordiamo, così, Frate Bonaventura di
Fasano, storiografo di chiara fama; l'insigne prelato Bernardino Larizza, che Urbano VIII
nominò Arcivescovo; il poeta e letterato don Donato Boggia; Bartolomeo Carelli, scienziato
di gran valore; don Giuseppe Sampietro, autore di un testo di storia locale; il letterato
Giacinto Bianco; l'artista Tommaso Bianco; i pittori Ferdinando Schiavone e Beniamino Bianco;
il fisico Emilio Guarini. Il patrimonio artistico della città va cercato, invece, nelle
chiese e nei vecchi palazzi. Magnifico il Duomo sulla cui facciata fa spicco un rosone
di stile rinascimentale. Altrettanto dicasi della facciata centrale del palazzo
Melpignano-Albano i cui motivi richiamano al puro barocco della "vera" (pozzo), ubicata
nell'atrio dell'ospedale civile, che si ritiene essere opera del Vanvitelli. Ma, più che
nella sontuosità dei monumenti o nelle pregievoli opere d'arte, il vero volto di Fasano va
scoperto nell'affascinante semplicità del suo paesaggio pur ricco di antiche memorie.
E'qui che vibrano le corde del sentimento e la fantasia spazia lontano per cogliere immagini
di incomparabile bellezza. Cosa non dicono quei tempietti semidiroccati sparsi, un po'
dappertutto, per la campagna ove terra e roccia sembrano essere in eterno conflitto quasi per
contendersesene il possesso; e il "dolmen", perenne testimonianza di fede e di amore.
Ricche di gloriose memorie inoltre le "laure" ove, con l'atmosfera di misticismo, aleggia
lo spirito della civiltà bizantina materializzato, tra l'altro, in pregievoli affreschi.
E, infine, i "trulli", prodotti genuini dell'industre mano dell'uomo, che conferiscono al
paesaggio, laddove la vegetazione prospera rigogliosa, un fascino che trascende la
materialità degli elementi. Di essi ne è incastonata la parte alta del territorio, la
"Selva", ove, non a torto, affluisce, specie nel periodo estivo un gran numero di turisti e
villeggianti alla ricerca di aria salubre, sì, ma ancor più desiderosi di bearsi nella
contemplazione delle molteplici bellezze offerte.
Nella giurisdizione del territorio
di Fasano ricadono, inoltre, molte frazioni di cui ricordiamo:
-Savelletri, pittoresco
villaggio di pescatori, il cui porticciolo si incunea in un litorale ricco di arenili e
caratteristiche scogliere; -Pezze di Greco, popoloso agglomerato agricolo-artigianale
che conta oltre 4000 abitanti; -Speziale, modesto villaggio di agricoltori;
-Montalbano, anch'esso piccolo borgo agricolo che concorre a rendere pittoresco il paesaggio
della campagna fasanese. -Torre Canne(vedi pag.a parte), centro di attivita pescherecce e frequentata località
balneare, merita particolare menzione per le terme che essa annovera.
Inoltre vanno ricordati:
-lo zoosafari, parco libero per animali esotici,
copre oltre ottanta ettari su una collina prospicente la nota "Selva"
-gli scavi di Egnazia, fra le città che occupano un posto di preminenza nelle memorie storiche
dell'antica Puglia.
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